Performance, scultura, recupero del passato: sono tanti i temi affrontati in questa cinquantasettesima Biennale d’Arte a Venezia (visitabile fino al 26 novembre 2017), e sono tanti quindi gli spunti di riflessione e le opere da ammirare. Tra tutti, abbiamo selezionato i 10 artisti top della Biennale 2017, da godere insieme a tutti gli altri nel vostro viaggio veneziano.

Anne Imhof, Germania: con l’aiuto di un team di performer, l’artista tedesca ha trasformato il padiglione della Germania in un’installazione corale. Il padiglione è divenuto così un luogo sicuro e protetto da recinti in acciaio e doberman, nel quale in quattro ore si susseguono diversi cicli perfomativi.

Carol Bove, Teresa Hubbard e Alex Birchler, Svizzera: un omaggio ad Alberto Giacometti, una delle figure di spicco dell’arte svizzera che tuttavia con la Svizzera mai partecipò alla Biennale. Il duo Hubbard/Birchler ha presentato l’installazione filmica “Flora”, ispirata a Flora Mayo, artista americana amante di Giacometti. Accanto a loro, Carol Bove indaga invece la stessa materia di Giacometti, la scultura, con opere che ricordano le sue figure slanciate rielaborandole in chiave contemporanea.

Sam Gilliam, padiglione degli artisti: all’ingresso del padiglione degli artisti, ecco l’opera di Sam Gillian, esponente del movimento color field che quest’anno presenta “Yves Klein Blue”, ispirato al celebre colore dell’artista del secolo scorso. Un drappo colorato e gioioso che incarna bene lo spirito di “Viva Arte Viva!” (questo il titolo di questa edizione della Biennale).

Olafur Eliasson, giardini: tra gli artisti top della Biennale non può mancare Olafur Eliasson, con il suo workshop dedicato all’immigrazione. Nigeria, Gambia, Siria, Iraq, Somalia, Afganistan e Cina, in quanto paesi caratterizzati da forti flussi migratori, partecipano al progetto realizzando le lampade verdi progettate dall’artista con materiale sostenibile. Queste (bellissime) lampade verrano poi vendute a 250 euro l’una e il ricavato aiuterà i rifugiati.

Edith Dekyndt, arsenale: la bellezza ipnotica del gesto la troviamo all’arsenale, con l’artista belga Edith Dekyndt che porta in scena una performance ottica e gestuale davvero affascinante. Un rettangolo illuminato, il buio attorno e della polvere trascinata qua e là: basta poco per creare bellezza.

Mark Bradford, Padiglione USA: artista astratto tra i più rappresentativi della nostra epoca, Mark Bradford porta a Venezia “Tomorrow is another day”, installazione che costringe i visitatori del padiglione ad entrare in uno spazio angusto e soffocante nel quale è possibile camminare solo ai lati, dal quale si passa poi alle altre quattro sale ospitanti le sue opere (tra le quali un’altra “grotta” che costringe a farsi un po’ più piccoli). Il senso è palese: tempi duri e divario sociale sono la riflessione che sta sotto.

Maria Lai, Padiglione dello Spazio Comune (Arsenale): non sarà di primo pelo, ma vedere le opere di Maria Lai è sempre un piacere. Ecco perché vale la pena rivederle all’interno dell’Arsenale: troverete i Telai, i libri ricamati, e, soprattutto, “Legarsi alla montagna”, il video che ripercorre i passi della performance collettiva del 1981 durante la quale Lai e gli abitanti del suo paese (Ulassai) hanno legato il villaggio alla montagna alle spalle.

Julian Charrière, Padiglione della Terra (Arsenale): ex studente di Olafur Eliasson, Charrière, dopo aver scandalizzato Venezia qualche anno fa colorando i piccioni di Piazza San Marco, torna in Laguna e presenta stavolta un’archeologia poetica e un po’ distopica: nella sua “Futur Fossil Spaces” bellissime sono le torri di sale, scavate dalla terra argentina ma incastonate poi con del litio, il “materiale del futuro”.